Si è tornati a parlare dell’ex Ilva di Taranto, una delle acciaierie più importanti d’Europa. Nelle ultime settimane si è parlato sempre più dell’ipotesi amministrazione straordinaria. Il governo Meloni ha continuato a incontrare le parti sociali e al momento non ci sono certezze sul futuro dell’impianto. L’ex Ilva da sempre contribuisce a sostenere il valore industriale dell’Italia e non solo. L’acciaio che viene creato dall’impianto è di alta qualità e difficilmente può essere sostituito da altre acciaierie.

Inaugurata nel 1945, l’ex Ilva di Taranto è un’acciaieria a ciclo integrale. È un impianto che realizza acciaio a partire dalla materia prima, il minerale di ferro. All'interno dello stabilimento, attraverso l’altoforno si arriva alla realizzazione dell'acciaio. Attualmente la proprietà del centro siderurgico è di Acciaierie d’Italia. Si tratta di una società partecipata al 62% dal gruppo ArcelorMittal e al 38% da Invitalia, agenzia di proprietà del Ministero dell’Economia. L’acciaio creato dall'impianto viene utilizzato per fornire la manifattura italiana ed europea. Elettrodomestici, automobili e molti altri beni vengono realizzati grazie all'impresa siderurgica. In questo contesto, Taranto rappresenta un nodo strategico dell’industria italiana e UE. Lo stabilimento di Acciaierie d'Italia è il più grande complesso siderurgico d’Europa: 15 milioni di metri quadri.
Le ultime evoluzioni su Taranto riguardano l’ipotesi di amministrazione straordinaria. Il 16 gennaio il governo ha emanato un decreto-legge che rafforza alcune misure a riguardo. Da un lato, tutela la continuità produttiva e occupazionale delle aziende in crisi. Dall'altro lato, prevede garanzie di cassa integrazione straordinaria durante l’eventuale amministrazione straordinaria. Il governo ha emanato il decreto in seguito a un estenuante braccio di ferro con ArcelorMittal. I soci di Acciaierie d’Italia non hanno trovato un accordo sugli investimenti necessari per salvare l’impianto. Al momento l’amministrazione straordinaria rimane l’ipotesi più valida per l’immediato futuro.

A prescindere dall’assetto societario il valore industriale di Taranto va preservato. Ancora oggi l’ex Ilva alimenta una filiera strategica per l'intero sistema economico. L’impianto garantisce la produzione di acciaio fondamentale per la manifattura. La crisi dello stabilimento, poi, si colloca in un momento particolare per la disponibilità di acciaio in Italia e nell’Unione europea. La produzione siderurgica è in calo: negli ultimi dieci anni non sono mai stati raggiunti i livelli del 2012, anno del sequestro dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto. In quell’anno la quota si è assestata a 160 milioni di tonnellate di acciaio nella UE. In Italia sono state prodotte 29 milioni di tonnellate. L’impianto di Taranto nel 2023 ha fornito all’industria meno di 3 milioni di tonnellate, vale a dire meno della metà della capacità produttiva.
Le vicende legate all’ex Ilva si collocano in un periodo particolare per le regolamentazioni all'import di acciaio. Le misure di Salvaguardia attualmente in vigore comportano una diminuzione della quantità di acciaio importato nell’Unione europea. A queste si aggiunge il CBAM, il Meccanismo di Adeguamento del Carbonio alle Frontiere. Il meccanismo introdurrà una sorta di dazio doganale su beni che provengono da territori extra-UE. Il risultato sarà un inevitabile aumento del costo dei prodotti siderurgici. In altre parole, la crisi dell’impianto di ADI si inserisce in un contesto normativo già molto complicato per il settore dell’acciaio.

Con una produzione siderurgica in calo e l’aumento del costo dell’acciaio, è fondamentale preservare il valore industriale dell’impianto di Taranto. La situazione attuale del mercato siderurgico spinge a pensare che la produzione vada rilanciata e incentivata. Come Assofermet riteniamo che il processo produttivo da altoforno vada mantenuto attivo. Questo potrà essere fatto rispettando pienamente la normativa ambientale. Una crisi prolungata degli impianti di Acciaierie d’Italia potrebbe portare a una carenza strutturale di acciai piani in Italia e in Unione Europea.
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